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Mirra is cooking

Mirra Andreeva ha vinto il WTA 1000 di Indian Wells, superando in finale la numero 1 al mondo, Aryna Sabalenka, in rimonta con il punteggio di 2-6 6-4 6-3.

Per la 17enne russa si tratta del secondo titolo WTA 1000 consecutivo, il primo lo aveva conquistato appena poche settimane fa a Dubai.

La stavamo tutti aspettando e lei non sta tradendo le attese. La bimba prodigio è pronta a prendersi la scena del tennis femminile.

In poco più di un mese, Andreeva ha trionfato nei WTA 1000 di Dubai e Indian Wells ed è entrata in top 10, portandosi direttamente in sesta posizione. Ça va sans dire che, con i suoi 17 anni (diventerà maggiorenne a fine aprile) è la più giovane tra le prime cento tenniste nella classifica mondiale.

In questi due tornei, oltretutto, ha affrontato tenniste di altissimo livello. Ha battuto due volte Swiatek e Rybakina, entrambe campionesse slam ma anche avversarie del calibro di Vondrousova e Svitolina, fino ad arrivare a Sabalenka, la numero 1 al mondo che era reduce dalla super prestazione in semifinale contro Keys e che partiva con i favori del pronostico.

Per scomodare qualche paragone illustre vale la pena ricordare che prima di lei soltanto Serena Williams e Steffi Graf erano riuscite a battere, prima di compiere 18 anni, le prime due giocatrici al mondo nello stesso torneo. Andreeva ha battuto la numero 2 Swiatek in semifinale e, come detto, la numero 1 Sabalenka in finale. Giusto per capire la grandezza dell’impresa della russa, Williams e Graf sono le tenniste con più titoli Slam in singolare, se si considerano solo i titoli vinti nell’Era Open.

Anche se non ha ancora compiuto 18 anni, il gioco di Andreeva sembra già essere completo e non sembra avere punti deboli. Fortissima in difesa, tanto che anche Sabalenka, forse la tennista più potente in circolazione, ha sofferto e non poco i suoi prodigiosi recuperi. Super efficace in attacco, dove è riuscita a coniugare un rovescio di primissimo livello con un diritto sempre più arrotato e ricco di topspin, aspetto non banale nella scena femminile, che le permette di allontanare l’avversaria dalla linea di fondo e di aprirsi il campo. Inoltre ha aggiunto tanta velocità e precisione nel suo servizio, che sembrava il colpo sul quale doveva lavorare maggiormente.

La cosa che stupisce di più però è l’abilità tattica. Nelle ultime uscite la russa ha mostrato un tennis vario, usando anche il backspin, sia offensivo che difensivo, cosa sempre più rara nel tennis attuale e in particolare nel circuito femminile, mandando spesso fuori giri le sue avversarie. A questo va aggiunta una tenuta mentale da campionessa, basti pensare che in semifinale a Indian Wells contro Swiatek ha perso il secondo set 6-1 e in finale contro Sabalenka ha perso il primo parziale col punteggio di 6 giochi a 2.

Gran parte del merito della rapida ascesa di Andreeva va dato alla sua coach Conchita Martínez, campionessa a Wimbledon nel 1994 ed ex numero 2 al mondo. Tra le due sembra esserci un rapporto madre-figlia basato su assoluta fiducia e stima reciproca.

Conchita ha recentemente dichiarato di aver capito da subito che Andreeva doveva diventare più aggressiva e giocare meno colpi passivi in campo, l’ha fatta dunque lavorare in primis sulla mobilità e gioco di gambe e poi si sono concentrate sul diritto per renderlo più solido. Tutto questo è stato piuttosto semplice, ha ammesso la spagnola, considerando la rapidità di apprendimento di Mirra. E i risultati lo testimoniano.

In conclusione la coach ha riconosciuto che la sua allieva non ha limiti, ma allo stesso tempo l’ha messa in guardia, sottolineando che non dovrà montarsi la testa, almeno finché sarà lei a sedere sulla sua panchina.

Andreeva ha tutto per non tradire le attese e il suo momento sembra essere già arrivato. Riuscirà a conquistare un titolo Slam già in questa stagione?

Indipendentemente dalla risposta possiamo tranquillamente dire che se le premesse sono queste il tennis femminile è in buone mani.

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